mercoledì 8 ottobre 2008

Il doping a Pechino

Ieri il Cio ha annunciato che i circa 5.000 campioni di sangue prelevati a Pechino sugli atleti verranno testati nuovamente per controllare che non contengano tracce di CERA, l’EPO di terza generazione che al Tour de France è costato la squalifica a Riccardo Riccò, e pochi giorni fa a Leonardo Piepoli. Proprio gli scandali degli ultimi giorni hanno spinto uno dei vicepresidenti del Cio, Thomas Bach, ad affermare che il futuro del ciclismo su strada alle Olimpiadi sarebbe incerto, se la federazione internazionale di ciclismo non correrà rapidamente ai ripari.

Pochi giorni prima, il 2 ottobre, il Cio aveva squalificato il cavaliere brasiliano Rodrigo Pessoa, che era arrivato 5° nella prova di salto ad ostacoli, per aver testato positivamente il cavallo da lui montato, Rufus. Per ironia della sorte, Pessoa aveva ottenuto la medaglia d’oro nella stessa specialità ad Atene, dopo la squalifica dell’irlandese Cian O’Connor. L’equitazione sembra essere diventata la nuova bestia nera dei controlli antidoping: oltre a Pessoa a Pechino sono stati squalificati altri cinque cavalieri, tutti per aver somministrato sostanze dopanti ai cavalli. In totale, invece, il brasiliano è il dodicesimo atleta ad essere stato squalificato per doping alle Olimpiadi di Pechino (siamo lontani dal record di Atene, dove erano stati 27), mentre la decisione è ancora sospesa su altri tre casi di sospetto doping: i due lanciatori di martello bielorussi vincitori della medaglia d’argento e di bronzo e un canoista polacco.

martedì 30 settembre 2008

Pechino: tempo di bilanci - 3

Per riprendere il discorso che facevo nello scorso post, questo blog (è un sito di cui riparlerò) ricorda che le Mauritius sono il paese più piccolo che ha vinto una medaglia alle Olimpiadi di Pechino, ma non il paese più piccolo in assoluto ad aver vinto una medaglia olimpica. Il Liechtenstein, che ha solo 35.000 abitanti ha vinto ben nove medaglie (di cui due d’oro), ma tutte ai Giochi invernali. Alle Olimpiadi estive, invece, la più piccola nazione ad aver mai vinto una medaglia sono le Bermuda (65.000 abitanti), che hanno vinto un bronzo nel pugilato (come le Mauritius, vedi il discorso sugli sport più o meno ‘democratici’) nel 1976. Lo stesso blog, in un altro post, segnalava all’inizio delle Olimpiadi le nazioni più grandi che non hanno mai vinto una medaglia. Tra le prime 10 due hanno rimediato a Pechino, l’Afghanistan e il Sudan. La nazione più grande senza medaglie rimane il Bangladesh (158 milioni di abitanti). Nello stesso post, però, l’autrice propone anche un calcolo più corretto, ossia quello dei paesi che hanno avuto il più grande numero di partecipanti alle Olimpiadi senza mai vincere una medaglia. Maglia nera in questo caso è il Guatemala, che in tutto ha avuto 200 atleti alle Olimpiadi. Nello stesso spirito, a Pechino la squadra più grande ad essere rimasta senza medaglie è quella di Hong Kong (34 atleti), mentre le più piccole medagliate sono Panama e il Togo (3 atleti ciascuna).
Il calcolo del numero di medaglie vinte per il totale degli abitanti di un paese è un classico dei medaglieri ‘alternativi’ che, ad ogni Olimpiade, vengono riproposti. C’è sempre, infatti, chi è sempre insoddisfatto del semplice calcolo della somma delle medaglie d’oro e delle medaglie totali, e propone medaglieri ‘ragionati’. In genere, un classico di questi medaglieri è che la nazione che ha avuto più medaglie viene superata da altre nazioni e i medaglieri in questione avrebbero lo scopo di mostrare i veri valori in campo. Il problema è che la classifica può cambiare notevolmente se si cambiano i parametri presi in considerazione, e in questo modo a seconda dei parametri che si scelgono, si può far ‘vincere’ (o – soprattutto – far perdere) la nazione che si vuole. Per essere alla pari nella classifica che tiene conto della popolazione, la Cina, che possiede un quinto di quella mondiale, avrebbe dovuto vincere un quinto delle 958 medaglie che sono state distribuite, ossia 191, il doppio di quelle che ha avuto.
Questo post è quindi dedicato ad alcuni dei medaglieri ‘alternativi’ che sono stati proposti per queste Olimpiadi. In tutti i casi, indicherò le prime cinque nazioni, nonché la posizione della Cina e degli Usa. Tanto per rinfrescarsi le idee, il medagliere ‘tradizionale’ (quello che tiene conto prima del numero degli ori, poi di quello degli argenti e infine di quello dei bronzi) era il seguente:

1. Cina 51 21 28
2. Usa 36 38 36
3. Russia 23 21 28
4. Gran Bretagna 19 13 15
5. Germania 16 10 15

Questo sito propone diverse classifiche abbastanza dettagliate, che tengono conto della popolazione di un paese, ma anche del PIL. La classifica che tiene conto della popolazione e del totale delle medaglie è la seguente:

1. Bahamas
2. Giamaica
3. Islanda
4. Slovenia
5. Australia

83. Indonesia
84. Sudafrica
85. Egitto
86. Vietnam
87. India

In pratica, 165 mila bahamiani sono sufficienti per avere una medaglia, mentre di indiani ce ne vogliono ben 378 milioni. In questa classifica gli Usa sono al 44° posto e la Cina al 68°.
La classifica che tiene conto del PIL vede naturalmente in testa paesi come lo Zimbabwe o la Corea del Nord:

1. Zimbabwe
2. Corea del Nord
3. Giamaica
4. Mongolia
5. Armenia

83. Belgio
84. Venezuela
85. Sudafrica
86. Messico
87. India

In questo caso, naturalmente gli Usa sono nettamente nella parte bassa della classifica (75° posto), mentre la Cina ne esce decisamente meglio (44° posto).
Più nell’ambito sportivo, invece, Blogosfere riporta la classifica stilata da SportWeek (il settimanale della Gazzetta dello Sport) che tiene conto, oltre che delle medaglie, anche dei piazzamenti nei primi 8 posti (in pratica, di tutti i finalisti). L’interesse principale di questa classifica è il fatto che gli Usa superano la Cina di quasi 100 punti:

1. Usa 1054
2. Cina 956
3. Russia 794
4. Australia 507
5. Gran Bretagna 499

Un’altra classifica che è possibile stilare, ispirandosi a quella citata sopra, è quella delle medaglie vinte secondo la grandezza della delegazione olimpica. Mentre Panama e il Togo hanno vinto una medaglia ogni tre atleti, ce ne sono voluti ben 136 al Sudafrica. Anche in questo caso, tuttavia, si può discutere: E’ giusto comparare la prestazione di Panama e Togo, che avevano tre atleti ciascuno e le cui medaglie sono venute da imprese individuali (Saladino per Panama e il canoista Boukpeti per il Togo) a quella dell’Etiopia che con solo 22 atleti (tutti nell’atletica in gare che andavano dai 1.500 alla maratona) ha vinto ben 7 medaglie (tra cui 4 d’oro)?
Anche in questo caso, dò le prime e le ultime cinque della classifica:

1. Panama 3
Togo 3
3. Etiopia 3,1
4. Zimbabwe 3,25
5. Afghanistan 4
Kenya 4

83. Grecia 39,7
84. Belgio 48
85. Egitto 103
86. Venezuela 109
87. Sudafrica 136

In questa classifica gli Usa sono decimi, con 5,4 atleti per medaglia, mentre la Cina occupa il 14° posto (6,4 atleti per medaglia).

mercoledì 10 settembre 2008

Pechino: tempo di bilanci - 2

Nel post precedente parlavo del medagliere e in particolare della Cina e delle sue 51 medaglie d’oro. E’ interessante però analizzare il medagliere anche "dal basso". Con 87 paesi a medaglia le Olimpiadi di Pechino hanno fatto registrare il record di nazioni che hanno vinto almeno una medaglia nella stessa edizione. A Sydney 2000 le nazioni a medaglia erano state 80, e ad Atene 2004 "solo" 74. A Pechino, inoltre, sei nazioni hanno vinto una medaglia per la prima volta (ad Atene erano state solo tre). Quella di cui si è parlato di più è l’Afghanistan (che ha avuto un bronzo nel taekwondo); per ironia della sorte anche il Sudan, i cui rapporti con la Cina hanno creato tante polemiche prima delle Olimpiadi, ha vinto la sua prima medaglia (un argento negli 800 metri). Le altre nazioni neomedagliate sono il Bahrain, le Mauritius, il Tagikistan e il Togo. A queste bisogna aggiungere la Serbia, che partecipava per la prima volta con questo nome dal 1912 e ha vinto un argento e due bronzi. Si potrebbe pensare che l’aumento del numero di paesi medagliati è semplicemente dovuto all’aumento di paesi che partecipano alle Olimpiadi, ma in realtà a Pechino si è registrato un record anche per quanto riguarda la percentuale di paesi medagliati sul totale. Ecco come è aumentata questa percentuale nelle ultime cinque Olimpiadi:

Barcellona 1992 – 37,8%
Atlanta 1996 – 40,1%
Sydney 2000 – 40,2
Atene 2004 – 36,6%
Pechino 2008 – 42,6%

Quali sono allora questo aumento quasi costante delle nazioni che riescono a vincere medaglie alle Olimpiadi? La ragione principale è sicuramente una grande dispersione nella distribuzione delle medaglie disponibili. Se a Pechino la Cina e gli Usa si sono spartite più di un terzo (il 36%) delle medaglie d’oro e più di un quinto (il 22%) di quelle totali, il resto delle medaglie si è distribuito, come si è visto, tra un numero record di nazioni. Le nazioni che hanno avuto tra una e tre medaglie sono state 39, quasi la metà delle nazioni medagliate. Altre ragioni sono sicuramente la globalizzazione degli atleti, grazie a cui un francese ha potuto vincere una medaglia per il Togo e un marocchino una per il Bahrain. Ma un’altra ragione, a mio avviso importante, è stato anche l’ampliamento del programma olimpico. Se analizziamo la distribuzione delle medaglie nei vari sport, naturalmente, quello in cui il maggior numero di nazioni ha ottenuto delle medaglie (42) è l’atletica, che era tuttavia anche quella che ne distribuiva di più (141). Questo fa una media di 3,3 medaglie per nazione, e rende l’atletica uno degli sport meno "democratici" (superata solo dal nuoto, che ha una media di 4,9 medaglie per nazione). Da questo punto di vista, tra gli sport più democratici (se si escludono gli sport di squadra) ci sono il taekwondo (1,4 medaglie per nazione), il sollevamento pesi e il tennis (1,5 medaglie per nazione), che sono anche tre degli sport entrati più recentemente nel programma olimpico. Il taekwondo, così come le prove femminili di sollevamento pesi, sono stati introdotti nel 2000, mentre il tennis è rientrato nel 1988 dopo 60 anni di assenza.

domenica 31 agosto 2008

Pechino: tempo di bilanci - 1

Finiti i Giochi di Pechino, è tempo di bilanci. Il primo che propongo, e che avevo già abbozzato nel post precedente, riguarda il medagliere. Di nuovo rispetto a quanto dicevo due giorni prima della fine delle Olimpiadi vi è stata la parziale ripresa della Russia, che è arrivata a 23 ori e72 medaglie globali, comunque il peggior risultato da quando non partecipa più come Urss (o Csi). La Cina ha confermato il suo strapotere, raggiungendo la cifra tonda. Come molti avevano previsto, la Cina ha nettamente vinto nel numero di medaglie d’oro, rimanendo dietro gli Usa in quello delle medaglie totali, segno del fatto che i cinesi si erano preparati principalmente per essere primi nel medagliere. Per avere un’idea dell’abbuffata di ori che la Cina ha fatto, si possono guardare i migliori risultati ottenuti in una singola edizione delle Olimpiadi. Qui sotto elenco i primi cinque migliori risultati in tutte le Olimpiadi del dopoguerra (le uniche comparabili con quelle di oggi) in termini di medaglie: d’oro:

Usa (1984) – 83 ori
Urss (1980) – 80 ori
Cina (2008) – 51 ori
Urss (1972) – 50 ori
Urss (1976) – 49 ori

Come si vede, se si escludono le due edizioni falsate dai boicottaggi (1980 e 1984), quello della Cina è il miglior risultato di sempre come medaglie d’oro conquistate da una nazione alle Olimpiadi, ed è comparabile con i risultati dell’Urss negli anni d’oro. E’ vero che le medaglie in palio oggi sono molte di più di quelle che si potevano vincere negli anni Settanta. In ogni caso, il risultato della Cina è il migliore anche per la percentuale di medaglie d’oro sul totale delle medaglie:

Usa (1984) – 83 ori / 174 medaglie (47,7%)
Urss (1980) – 80 ori / 195 medaglie (41%)
Cina (2008) – 51 ori / 100 medaglie (51%)
Urss (1972) – 50 ori / 99 medaglie (50,5%)
Urss (1976) – 49 ori / 125 medaglie (39,2%)

Da questo punto di vista, il medagliere degli Usa (secondi) e della Russia (terza) a Pechino è molto più equilibrato Se l’obiettivo della Cina era quello di stravincere nel maggior numero di gare possibili, è pienamente riuscito. Essere secondi o terzi interessava marginalmente agli atleti cinesi. Sul Venerdì di Repubblica di questa settimana Paolo Garimberti firmava un articolo (Le Olimpiadi che non hanno cambiato la Cina) nel quale cercava di ridimensionare il successo della Cina:

sportivamente parlando, la Cina resta un Paese di pongisti e di acrobati fabbricati in laboratorio: con il medagliere più ricco degli Stati Uniti, ma senza medaglie negli sport per i quali i cinesi arrivisti stravedono (dal basket al calcio) e senza i quali la neo superpotenza si sente ancora "the sick man of Asia", un Paese privo di attrattiva e rispetto.

Si tratta di un’analisi che non tiene conto dell’efficacia con cui la Cina, da quando è ricomparsa sulla scena olimpica, ha pianificato i suoi successi. Uno dei metodi impiegati è stato quello di inserirsi in nicchie lasciate libere da altre superpotenze, o parzialmente liberatesi dopo il crollo del blocco socialista. Così si spiegano i risultati ancora insoddisfacenti nell’atletica e la progressione assai lenta (doping a parte) nel nuoto. La Cina ha ottenuto i maggiori successi, invece, (a parte il ping-pong, sport nazionale) nel tiro a segno, nel sollevamento pesi, nei tuffi, nella ginnastica, tutti sport in cui le altre superpotenze (in particolare gli Usa) erano meno forti. Mi riservo di ampliare il discorso in un altro post. Come dimostra questo elenco, poi, la Cina si è concentrata su sport ad "alto valore aggiunto", ossia sport nei quali si possono ottenere molte medaglie con uno o pochi atleti. Tutto il contrario del basket e del calcio, dove serve un’intera squadra, riserve comprese, per ottenere una medaglia che nel medagliere conta sempre uno. Naturalmente, lasciando perdere le considerazioni pseudo-sociologiche secondo cui i cinesi sarebbero, per cultura, più adatti agli sport individuali che a quelli di squadra, visto che esistono molti sport individuali in cui non eccellono e, al contrario, vi sono sport di squadra (pallavolo e calcio femminili, ad esempio) in cui hanno ottenuto risultati importanti.

venerdì 22 agosto 2008

-2

Alcune considerazioni a due giorni dalla fine delle Olimpiadi, prima di tirare le somme definitive:

1- lo strapotere della Cina va già al di là di tutte le previsioni. I cinesi hanno già una volta e mezzo le medaglie d’oro degli Usa (che "tengono" solo nel numero totale delle medaglie). Eravamo già davanti a una grande potenza sportiva, ma il fattore campo non era mai stato così decisivo nelle Olimpiadi moderne (se si escludono le Olimpiadi falsate dai boicottaggi). Senza voler insinuare nulla, l’ascesa della Cina sulla scena olimpica è seconda solo a quella della Germania Est negli anni 1968-1988.

2- questo strapotere è favorito dalle prestazioni mediocri degli statunitensi in quasi tutte le loro specialità tradizionali (ad esempio la velocità), nonché dal vero e proprio crollo della Russia, ormai una nazione decisamente di seconda fascia. La seconda fascia, peraltro, è veramente diventata tale, con un distacco notevole tra la nazione che è seconda (gli Usa) e quella che è terza (la Gran Bretagna) nel medagliere.

3- il medagliere mostra anche una grandissima dispersione delle poche medaglie che i cinesi lasciano agli altri: a due giorni dalla fine sono già 85 le nazioni a medaglia e 50 quelle che hanno avuto almeno un oro. Tanto per fare un confronto, ad Atene 2004 le nazioni a medaglia erano state 75 a Sydney 2000 80.

4- possibile che di tutte le famose proteste e prese di posizione da parte degli atleti nei confronti della Cina non ce ne sia stata nemmeno una. Le organizzazioni per i diritti umani sono state così poco convincenti, le federazioni sono state tutte così convincenti, o i cinesi non ce ne hanno fatta vedere nemmeno una?

sabato 5 luglio 2008

Bush e Sarko a Pechino

Negli ultimi giorni i cinesi hanno ottenuto due conferme importanti. Sia il presidente americano Bush che quello francese Sarkozy hanno infatti annunciato che parteciperanno alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. Per Bush l’annuncio era quasi scontato, anche se numerosi deputati e senatori americani (compreso Barack Obama) gli avevano chiesto di boicottare i Giochi. Le Monde di ieri, invece, ha annunciato che anche Sarkozy parteciperà alla cerimonia. La notizia è importante, poiché la Francia ha attualmente la presidenza dell’Unione Europea. Sarkozy aveva posto come condizione alla sua partecipazione che i dirigenti di Pechino accettassero di incontrarsi con i rappresentati del Dalai Lama. Lo stesso Sarkozy ha annunciato di voler incontrare il Dalai Lama, che sarà in Francia proprio durante le Olimpiadi, anche se probabilmente l’incontro non avverrà in quell’occasione. I cinesi, tuttavia, non vedono di buon occhio la venuta di Sarko alle Olimpiadi. Sicuramente, ricordano che è stato a Parigi che la fiamma olimpica è stata più contestata, e non hanno nemmeno apprezzato che il presidente francese ponesse delle condizioni per venire ai Giochi. Diversi siti cinesi riportano l’opinione negativa dei commentatori e dei blogger cinesi, come questo, che cita un ricercatore cinese secondo cui Sarko avrebbe dato prova di “immaturità e indelicatezza” nel porre condizioni per presenziare ai Giochi. Secondo lo stesso sito, l’89% dei cinesi sarebbero contrari alla partecipazione di Sarkozy all’inaugurazione.

martedì 1 luglio 2008

La guerra delle medaglie - 2

Le discussioni sulla possibilità che la Cina diventi la prima potenza olimpica mondiale, e superi gli Usa fin dalle prossime Olimpiadi di Pechino si era già posta fin dalla fine delle scorse Olimpiadi di Atene, nel 2004. Ad Atene la Cina aveva raggiunto il suo massimo storico, sia in termini di medaglie d’oro vinte (è stata seconda con 32 medaglie d’oro), sia in termini di medaglie totali (terza con 63). La prima apparizione olimpica della Cina è avvenuta a Los Angeles nel 1984: in vent’anni essa ha raddoppiato il numero di medaglie vinte, sia d’oro che totali (e ricordiamo che a Los Angeles non c’erano l’Urss e tutti i paesi dell’est). Alla fine delle Olimpiadi di Atene in molti prevedevano che a Pechino la Cina supererà finalmente gli Usa nella lotta per le medaglie. Ciononostante, le autorità sportive cinesi avevano continuato a tenere un profilo basso e a sostenere che il paese non era ancora al massimo del suo potenziale. Ad Atene il capodelegazione della squadra cinese Yuan Weimin aveva dichiarato “Anche se la Cina è al secondo posto nel medagliere, non siamo una superpotenza sportiva. [...] C’è ancora uno scarto considerevole tra noi e gli Stati Uniti e la Russia. [...] Siamo ancora relativamente deboli nell’atletica e nel nuoto, i due sport principali dei Giochi Olimpici”. Già l’anno scorso avevo citato i risultati di uno studio del comitato olimpico britannico secondo cui, se i Giochi si fossero tenuti nel 2006, la Cina avrebbe superato gli Usa nel numero di medaglie d’oro. Ora la società PriceWaterhouseCoopers ha pubblicato un nuovo studio secondo cui a Pechino la Cina potrebbe vincere 88 medaglie contro le 87 degli Usa e le 79 della Russia. I risultati delle prime cinque classificate sarebbero i seguenti (lo studio considera solo le medaglie totali vinte):


Pechino 2008

Atene 2004

differenza

1. Cina

88

63

+25

3. Russia

79

92

-13

4. Germania

43

48

-5

5. Australia

41

49

-8

Nel diagramma si riporta la variazione in termini di medaglie per le prime quattro potenze olimpiche dal 1984 (anno del debutto olimpico della Cina) al 2008, se le previsioni dello studio in questione si riveleranno esatte, e mostra in particolare la notevole progressione della Cina.