Un'altra sfornata di simpatici nomi che finiscono in -i, e un'altro gruppetto di divertenti personaggi. Sono le mascottes per le Olimpiadi invernali di Vancouver 2010 che sono state presentate al grande pubblico martedì (e sono visibili in diverse versioni sul loro sito ufficiale). Queste sono tre, Quatchi, Miga e Sumi, più una non veramente ufficiale, Mukmuk. Ormai da diversi anni le mascottes non vanno più in giro da sole (per Pechino sono addirittura cinque). L'ultima mascotte solitaria è stata Izzy, quella dei Giochi di Atlanta 1996 (ma chi se la ricorda?). I nomi sono i soliti ipocoristici a due sillabe, di preferenza con una i finale, che - secondo i creativi - piacciono tanto ai bambini. La novità, si fa per dire, è che le mascottes non rappresentano animali reali, ma animali fantastici della cultura tradizionale canadese. Quatchi è un sasquatch, una specie di scimmione mitologico che dovrebbe vivere sulla costa pacifica del Canada e degli Usa. Una versione americana dello yeti, insomma. Miga è un orso di mare, una creatura metà orca e metà orso, ispirata ai miti dei nativi canadesi. Sumi è un sumesh, uno spiritello guardiano un po' orca, un po' orso e un po' thunderbird (una specie di aquila mitologica che secondo Wikipedia in italiano si chiama uccello del tuono). Anche questa è una creatura ispirata ai miti degli indiani della costa ovest del Canada. C'è poi una quarta mascotte, per così dire, "di contorno", l'unica ispirata a un animale reale: Mukmuk, una marmotta. Le mascottes sono state disegnate dallo studio Meomi Design di Vancouver, specializzato nelle illustrazioni per bambini. Lo stile è quello giapponesizzante con linee essenziali e colori ben definiti, alla Hello Kitty. Come ormai è tradizione, la rete si è subito scatenata nel commentare le mascottes in questione, naturalmente, nella maggior parte dei casi per criticarle, perché troppo stile Pokemon, o perché non c'entrano nulla in realtà con la cultura nativa, o per il tentativo, appunto, di globalizzare questa cultura. In ogni caso, per il momento, le critiche sono meno virulente di quelle subite dal logo di Londra 2012.giovedì 29 novembre 2007
Le mascottes di Vancouver
Un'altra sfornata di simpatici nomi che finiscono in -i, e un'altro gruppetto di divertenti personaggi. Sono le mascottes per le Olimpiadi invernali di Vancouver 2010 che sono state presentate al grande pubblico martedì (e sono visibili in diverse versioni sul loro sito ufficiale). Queste sono tre, Quatchi, Miga e Sumi, più una non veramente ufficiale, Mukmuk. Ormai da diversi anni le mascottes non vanno più in giro da sole (per Pechino sono addirittura cinque). L'ultima mascotte solitaria è stata Izzy, quella dei Giochi di Atlanta 1996 (ma chi se la ricorda?). I nomi sono i soliti ipocoristici a due sillabe, di preferenza con una i finale, che - secondo i creativi - piacciono tanto ai bambini. La novità, si fa per dire, è che le mascottes non rappresentano animali reali, ma animali fantastici della cultura tradizionale canadese. Quatchi è un sasquatch, una specie di scimmione mitologico che dovrebbe vivere sulla costa pacifica del Canada e degli Usa. Una versione americana dello yeti, insomma. Miga è un orso di mare, una creatura metà orca e metà orso, ispirata ai miti dei nativi canadesi. Sumi è un sumesh, uno spiritello guardiano un po' orca, un po' orso e un po' thunderbird (una specie di aquila mitologica che secondo Wikipedia in italiano si chiama uccello del tuono). Anche questa è una creatura ispirata ai miti degli indiani della costa ovest del Canada. C'è poi una quarta mascotte, per così dire, "di contorno", l'unica ispirata a un animale reale: Mukmuk, una marmotta. Le mascottes sono state disegnate dallo studio Meomi Design di Vancouver, specializzato nelle illustrazioni per bambini. Lo stile è quello giapponesizzante con linee essenziali e colori ben definiti, alla Hello Kitty. Come ormai è tradizione, la rete si è subito scatenata nel commentare le mascottes in questione, naturalmente, nella maggior parte dei casi per criticarle, perché troppo stile Pokemon, o perché non c'entrano nulla in realtà con la cultura nativa, o per il tentativo, appunto, di globalizzare questa cultura. In ogni caso, per il momento, le critiche sono meno virulente di quelle subite dal logo di Londra 2012.
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