mercoledì 26 marzo 2008

Pronti? Via!

La grandiosità senza precedenti del percorso della torcia olimpica deve essere sembrata fantastica a tavolino. In pratica, Pechino si è assicurata un programma itinerante di proteste anticinesi in giro per il mondo.

Così ha profetizzato sul Times l'ex segretario di stato alla difesa britannico Michael Portillo. Ed era il giorno di pasqua, il giorno prima che i militanti di Reporters Sans Frontières irrompessero alla cerimonia di accensione della fiamma olimpica, a Olimpia, sventolando bandiere contro i Giochi. Certo non è difficile prevedere che il viaggio della torcia, partita con qualche difficoltà lunedì scorso, sarà piuttosto una via crucis che una marcia trionfale. Io stesso lo avevo previsto, quasi un anno fa. D'altronde, anche il percorso della fiamma olimpica di Torino, un'edizione delle Olimpiadi le cui implicazioni politiche non hanno niente a che vedere con quelle attuali, è stato piuttosto periglioso. Sarà così almeno nel percorso internazionale, che incomincerà il 1° aprile ad Almaty (Kazakistan) e finirà il 29 aprile a Ho Chi Minh (Vietnam), quando la fiamma volerà a Hong Kong. (Avrebbe dovuto esserci Taiwan in mezzo, ma sappiamo come è andata a finire...). Nella parte cinese (3 mesi e mezzo, da Hong Kong a Pechino, passando per tutte le province della Repubblica Popolare) è sicuro che le autorità riusciranno a mettere un freno alle proteste, e a dare l'immagine di una gran festa di popolo. Le tappe 'critiche', in particolare, saranno quelle in cui la fiamma toccherà le tre grandi città occidentali, Londra (6 aprile), Parigi (7 aprile) e San Francisco (9 aprile); da tenere d'occhio anche la tappa indiana di Nuova Delhi (17 aprile). Questo sito ha intervistato uno dei protagonisti del blitz di Olimpia, il militante di RSF Jean-François Julliard, il quale, alla fine dell'intervista, ha detto chiaramente che Parigi e Londra saranno probabilmente le prossime tappe della protesta. Alcune rimostranze sul passaggio della fiamma olimpica a San Francisco, una città che è sempre stata all'avanguardia delle battaglie progressiste, si erano già fatte sentire dopo la repressione delle manifestazioni in Birmania. E più il giorno del passaggio si avvicina più le voci di una protesta organizzata si moltiplicano. Si dice addirittura che il comitato organizzatore dei Giochi abbia chiesto alle autorità di San Francisco di ridurre la lunghezza del percorso che la fiamma compirà nella città, che non è ancora stato reso pubblico. Per quanto riguarda Londra, il ministro degli esteri Miliband ha dichiarato che tutte le eventuali proteste verranno tollerate dal governo britannico. Senza dimenticare che il Tibet è solo una delle questioni sul tappeto. Anche i sostenitori della causa del Darfur, ad esempio, non sono disposti a stare lancia in resta, e anche in questo caso gli sponsor, in particolare quelli della staffetta olimpica, Coca Cola e Samsung, sono stati chiamati in causa.
Quello che stupisce di più, in questa circostanza, è la reazione del Cio e delle autorità cinesi, che sembrano quasi inebetiti di fronte ad avvenimenti largamente prevedibili. Ufficialmente, il Cio non ha commentato l'episodio di Olimpia, ma il giorno prima aveva emesso un comunicato in cui ripeteva le sue argomentazioni di sempre, i Giochi sono un catalizzatore per il cambiamento, ma non la panacea, il Cio non è un'organizzazione politica, ma i diritti umani gli stanno a cuore, etc. I cinesi, dal canto loro, hanno adottato la solita doppia politica: silenzio in patria e condanna verso l'esterno. Ieri un portavoce del ministero degli esteri ha definito i tentativi di disturbare il percorso della fiamma olimpica come "vergognosi e impopolari".
Eppure, dopo la tormentata staffetta olimpica di Torino, le autorità olimpiche avrebbero dovuto capire la lezione: far uscire le Olimpiadi dagli stadi superblindati e farle circolare in mezzo alla gente non è una buona idea. La chiave per interpretare la sorprendente ingenuità dei dirigenti cinesi nel trattare queste questioni è probabilmente nel fatto che quello che pensano gli occidentali, in fondo, gli interessa poco, ed è comunque meno capitale, per loro, che gestire 1 miliardo e 300 milioni di cinesi. Ma come interpretare la reazione del Cio? Da una parte, probabilmente gioca il fatto che, come tutte le grandi istituzioni, il comitato olimpico si muove principalmente per inerzia, e gli occorre tempo per trasformarsi. L'altra ipotesi, che personalmente non ho letto da nessuna parte, è che il Cio sia attualmente con le spalle al muro. Ricordiamo che l'assegnazione delle Olimpiadi a Pechino, nel 2001, è stata l'ultimo atto della presidenza Samaranch, tre giorni prima dell'elezione di Rogge. Nella sua megalomania, Samaranch ha forse sottovalutato il problema di tenere i Giochi in Cina. Lui stesso ha recentemente dichiarato che assegnare le Olimpiadi alla Cina era meno rischioso che assegnarle all'Urss nel 1980. Ora però Rogge e gli altri sono costretti a gestire questo regalo avvelenato, e il disagio dell'attuale presidente è trasparente. Forse che, in fondo, è meglio lasciar fare alle ONG il lavoro sporco di far presente ai cinesi quello che il Cio non può dire? Era lo stesso Rogge che in ottobre aveva dichiarato a Le Monde:
subiamo [i movimenti di protesta] e li subiremo fino al giorno della cerimonia di chiusura. Ma credo che sia normale, è legittimo: c'è un avvenimento planetario, ne approfittano per difendere le loro cause, delle cause perfettamebte onorevoli e rispettabili.

2 commenti:

phonelinks ha detto...

Le nazioni, gli atleti ed i comitati olimpici nazionali non boicoteranno direttamente le olimpiadi, per tanti motivi.
Un'alternativa sarebbe semplicemente che il pubblico ignori e non guardi le olimpiadi in televisione.
La diminuzione dell' "audience" diventerebbe fonte di preoccupazione per le aziende che fanno pubblicità e per i mezzi di communicazione ed in tal modo si otterrebbe un boicottaggio indiretto.

bella ha detto...

invece San Francisco ha scelto di festeggiare in modo civile, è una tappa piena di gioia, ti suggerisco di visitare un blog in inglese:

http://blogs.nbcsports.com/home/archives/2008/04/behind-the-scenes-with-the-tor-1.html

Bene, hanno portato un regalo al mondo, e datto un lezione forte ai Francesi e Inglesi.

Celeste