Negli ultimi giorni i media cinesi hanno riportato due notizie apparentemente inquietanti sulla sicurezza durante le prossime Olimpiadi di Pechino. La prima è stata annunciata dal presidente della regione autonoma dello Xinjiang, Nur Bekri. Apparentemente, un tentativo di attentato sarebbe stato sventato il 7 marzo a bordo di un volo Urumqi (la capitale, appunto, dello Xinjiang) - Pechino, costretto ad un atterraggio di emergenza. Quasi contemporaneamente è stato annunciato che il 27 gennaio scorso due terroristi sarebbero stati uccisi e 15 altri arrestati, sempre nello Xinjiang, nel corso di un'operazione antiterrorismo destinata a sgominare un tentativo di attentato che avrebbe dovuto prendere di mira le prossime Olimpiadi. In entrambi i casi, dietro ai tentativi di attentato vi sarebbe il Movimento Islamico del Turkestan Orientale, un movimento che si batte per l'indipendenza dell'Uijgur, e che la Cina ha convinto l'Onu a inserire nella lista delle associazioni terroristiche legate ad al-Qaida.
Queste notizie, che secondo i dirigenti cinesi dovrebbero probabilmente essere rassicuranti, hanno suscitato una diverse perplessità in occidente.
La prima riguarda la scelta dei tempi per questi annunci. Essi intervengono nel pieno della riunione del Congresso Nazionale del Popolo (il parlamento cinese). Alcuni fanno notare come i dirigenti locali spesso approfittino di questa tribuna per lanciare annunci clamorosi, e uscire così dall'anonimato in cui sono tutto il resto dell'anno.
Un'altra perplessità riguarda il reale legame tra gli episodi in questione e le Olimpiadi. Apparentemente, i cinesi hanno inizialmente dato per scontato questo legame, e si sono detti certi che i terroristi dell'Ujgur costituiscono una minaccia per la sicurezza durante i Giochi. In seguito, però, il riferimento alle Olimpiadi è diventato più vago, ed è addirittura scomparso dalla maggior parte dei comunicati ufficiali.
Vi è poi chi ha fatto notare che seminare la paura con annunci di questo genere potrebbe rivelarsi utile alla Cina per aumentare la repressione nelle zone 'calde', come lo Xinjiang e il Tibet, che hanno velleità indipendentistiche. In un articolo significativamente intitolato La curiosa minaccia olimpica della Cina, il settimanale Time intervista un esperto di questioni cinesi , secondo cui
Queste notizie, che secondo i dirigenti cinesi dovrebbero probabilmente essere rassicuranti, hanno suscitato una diverse perplessità in occidente.
La prima riguarda la scelta dei tempi per questi annunci. Essi intervengono nel pieno della riunione del Congresso Nazionale del Popolo (il parlamento cinese). Alcuni fanno notare come i dirigenti locali spesso approfittino di questa tribuna per lanciare annunci clamorosi, e uscire così dall'anonimato in cui sono tutto il resto dell'anno.
Un'altra perplessità riguarda il reale legame tra gli episodi in questione e le Olimpiadi. Apparentemente, i cinesi hanno inizialmente dato per scontato questo legame, e si sono detti certi che i terroristi dell'Ujgur costituiscono una minaccia per la sicurezza durante i Giochi. In seguito, però, il riferimento alle Olimpiadi è diventato più vago, ed è addirittura scomparso dalla maggior parte dei comunicati ufficiali.
Vi è poi chi ha fatto notare che seminare la paura con annunci di questo genere potrebbe rivelarsi utile alla Cina per aumentare la repressione nelle zone 'calde', come lo Xinjiang e il Tibet, che hanno velleità indipendentistiche. In un articolo significativamente intitolato La curiosa minaccia olimpica della Cina, il settimanale Time intervista un esperto di questioni cinesi , secondo cui
[la repressione crescente] non è quello che molte persone fuori dalla Cina si aspettavano dai Giochi. Penso che vi sia stata una seclta consapevole ai più alti livelli del partito che mostrare un po' i denti in funzione deterrente sia molto più utile dal punto di vista interno che avventurarsi sul sentiero sconosciuto delle riforme e della distensione.L'altra ragione che la Cina potrebbe aver avuto nel diffondere con clamore notizie drammatiche, che probabilmente in altri tempi sarebbero state tenute segrete, e nel suggerire un collegamento diretto con le Olimpiadi, è il desiderio di far passare in secondo piano tutte le altre questioni che, alla vigilia dei Giochi, imbarazzano Pechino. Solo nelle ultime 2/3 settimane, i cinesi hanno dovuto subire il ritiro di Steven Spielberg da consulente artistico in relazione al dramma del Darfur, l'annuncio da parte di Haile Gebrselassie che non parteciperà alla maratona olimpica per riguardo nei confronti dei suoi polmoni, diverse manifestazioni pro-tibetane in giro per il mondo, tanto per non citare che gli eventi più clamorosi. Come fa notare un altro commentatore, quando si parla di terrorismo e gli si accosta la parola "islamico", in occidente improvvisamente tutto il resto diventa insignificante, e in nome alla lotta al terrorismo si scusano molte cose:
Non c'è niente di meglio che una piccola paura del terrorismo per convinvere la gente a smettere di parlare della fastidiosa questione dei diritti umani in Tibet e nel Darfur, o dei rischi provocati dall'inquinamento per i polmoni dei migliori atleti del mondo nel prossimo agosto.
E' sorprendente come tutte le questioni appaiano insignificanti se paragonate alla Grande T.
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