Cerco di fare un po' il punto della situazione sugli scontri in Tibet e nelle province vicine, soprattutto in relazione alle Olimpiadi.-i tibetani:
ufficialmente, ricordiamolo, il Dalai Lama si è detto contrario ad un boicottaggio dei Giochi. Da tempo, i pro-tibetani (e gli altri detrattori della politica cinese su altre questioni) hanno capito che ci sono metodi più efficaci per sfruttare le Olimpiadi a proprio vantaggio e contro la Cina. Addirittura, una compagine tibetana ha cercato di farsi accettare ai Giochi, richiesta che, ovviamente, è stata cortesemente rifiutata dal Cio.
Quale sia la posizione dei tibetani che manifestano a Lhasa e in altre città e delle organizzazioni
Dato che le proteste sono iniziate a quella data precisa [10 marzo] e proprio quest'anno, è verosimile che i tibetani l'abbiano scelta per marcare l'inizio delle proteste da qui alle Olimpiadi.
i cinesi:
le reazioni del governo di Pechino sono quelle che ci potevamo aspettare: le proteste sono state organizzate dalla "cricca del Dalai Lama", un movimento secessionista che tenta di minare l'unità della Repubblica Popolare, senza contare le accuse di brutalità che vengono mosse ai manifestanti tibetani. Ricordiamo che i cinesi continuano ad affermare che i rischi maggiori per le Olimpiadi provengono dalla triade "terrorismo, separatismo, estremismo", e che non più tardi della settimana scorsa era stato lanciato un allarme alquanto sospetto per presunte attività terroristiche anti-olimpiche nello Xinjiang. La notizia del giorno è però che il primo ministro cinese Wen Jiabao ha collegato direttamente i disordini del Tibet e le Olimpiadi, affermando in una conferenza stampa che le proteste farebbero parte di un disegno volto ad ostacolare l’organizzazione delle Olimpiadi. Già che c’era il premier cinese ha ricordato che è necessario rispettare il principio di non politicizzazione dei Giochi Olimpici sancito dalla Carta Olimpica.
il Cio:
la reazione del Cio e dei comitati olimpici nazionali continua ad essere angosciosamente ripetitiva. Alcuni giorni fa Jacques Rogge si era detto "preoccupato" della situazione in Tibet ed ha auspicato una fine rapida del conflitto, e ancora ieri, mentre apparentemente si prepara una manifestazione a Losanna, alla sede del Cio, ha ribadito che l’organismo olimpico non vuole essere implicato in questioni politiche.
L’atteggiamento del Cio in questi ultimi mesi si è fatto più cauto: nessuno più ha il coraggio di dirsi pubblicamente convinto che le Olimpiadi serviranno a migliorare la situazione in Cina. Personalmente, continuo a trovare che Rogge sia particolarmente a disagio nei confronti della Cina, e considero che l’assegnazione delle Olimpiadi a Pechino sia l’ultimo regalo avvelenato che Samaranch gli ha fatto, tre giorni prima di cedergli la presidenza.
finora, nessun governo si è schierato apertamente a favore di un boicottaggio dei Giochi, e anche molte organizzazioni non governative si dicono contrarie. L’unico a dirsi favorevole, finora, è stato il candidato (favorito) alle presidenziali di Taiwan Ma Ying-jeou, nel caso la situazione in Cina peggiori. Si fa strada però l’idea di un boicottaggio, o di un’iniziativa esplicita, delle cerimonie dei Giochi da parte dei politici occidentali. Secondo la Gazzetta dello sport, il presidente del Parlamento Europeo Poettering avrebbe dichiarato che
I responsabili politici che vogliono andare in Cina per assistere all'apertura dei Giochi olimpici, come io stesso ho previsto di fare, dovrebbero chiedersi se un simile viaggio rappresenti un atteggiamento responsabile
Ci sono anche dei governi, invece, che si sono schierati più o meno esplicitamente a favore di Pechino, come quelli del Pakistan e della Russia. Quest’ultimo paese, che nel 2014 ospiterà delle Olimpiadi invernali che rischiano di suscitare nuove diatribe politiche, deve essere particolarmente attento alla faccenda.
l’idea di boicottare, anziché i Giochi, la cerimonia di apertura, è stata formulata, tra i primi, da Reporters senza frontiere. Anche se la proposta era indirizzata ai capi di stato e uomini politici, in Francia è stata interpretata da alcuni come un invito per gli atleti. In generale, la maggior parte delle organizzazioni non governative non invocano un boicottaggio delle Olimpiadi, ma invitano gli atleti ad intraprendere azioni di protesta durante i Giochi. In Italia è emblematico che la totalità dei politici che si dicono favorevoli al boicottaggio siano i rappresentanti della destra più populista (ne hanno parlato diversi giornali, per esempio la Stampa o il Messaggero). Internet, e in particolare la blogosfera, si sono invece scatenati. A cominciare dall’ineffabile Beppe Grillo, nei blog, nei commenti sui giornali e quant’altro, si leggono centinaia di messaggi che invocano il boicottaggio. Nei sondaggi (che lasciano il tempo che trovano) organizzati dai giornali italiani, i favorevoli al boicottaggio raggiungono percentuali bulgare che vanno dal 70 al 90%. Si può anche snobbare lo sport, e considerare che le Olimpiadi sono una baggianata, ma personalmente mi chiedo che gusto ci sia ad assumere una posizione che si sa (a meno di essere completamente obnubilati) di retroguardia e destinata a non essere soddisfatta, quando ci si potrebbe prendere la briga di assumerne una ragionata, intelligente, efficace e sicuramente più di impatto.
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