Una cosa abbastanza sconcertante della staffetta della fiamma olimpica di Parigi, rovinata dalle manifestazioni, è il modo in cui la staffetta stessa è stata organizzata. Guardando le immagini trasmesse dai telegiornali francesi si vede chiaramente che i tedofori sono circondati da sei o sette cinesi in tuta biancazzurra, ufficialmente addetti al buon funzionamento tecnico della fiaccola, ma il cui ruolo reale non è molto chiaro. Il judoka David Douillet, uno dei tedofori parigini, li ha invece definiti "robots" e "cani da guardia", lamentandosi che "spintonano, maltrattano, invettivano in cinese".
Anche gli inglesi si sono posti delle domande sui misteriosi "men in blue" e sul loro comportamento durante la staffetta di Londra. Perfino Sebastian Coe, il presidente del comitato organizzatore di Londra 2012 è stato beccato da una televisione mentre li chiamava "thugs" ("teppisti").
Ed in effetti è vero che il loro atteggiamento, che si vede nelle immagini, non è molto edificante. Alla tv li si vedeva accendere e spegnere la fiamma a loro piacimento, senza dare spiegazioni ai tedofori basiti, decidere di invertire la marcia senza preavviso... A Parigi i "men in blue" avrebbero cercato di far togliere ai tedofori francesi il badge con l’iscrizione "per un mondo migliore", pur approvato dal comitato olimpico.
Non solo, il corteo della fiamma olimpica era guidato da una macchina nella quale c’era un cinese in permanente contatto telefonico con l'ambasciata di Cina (a quanto dicono i giornalisti francesi, e non sappiamo con chi è in contatto a sua volta l'ambasciata...), e nelle immagini si vede benissimo che è lui a decidere che la fiamma salti la tappa al municipio di Parigi (c'è un francese, uno dell'organizzazione, che gli chiede: "Ah, non volete fermarvi qui?").
Apparentemente, a Parigi alcune bandiere tibetane erano tollerate, ma la maggior parte sono state strappate violentemente dai poliziotti. Sembra che i cinesi avessero chiesto di asportare tutte le bandiere tibetane che avrebbero potuto infastidirli. E sembra che in diversi momenti i cinesi abbiano deciso di fare dietrofront proprio perché avevano notato troppe bandiere tibetane. Una bandiera tibetana era stata esposta anche ad una finestra dell’Hotel de Ville, il municipio di Parigi. Il sindaco Delanoë, che aveva deciso di esporre uno striscione in difesa dei diritti umani avrebbe rifiutato di far togliere la bandiera, dicendo che "non sta agli organizzatori cinesi decidere" (almeno secondo le Monde). Soprattutto questo sarebbe alla base della decisione dei cinesi di saltare la cerimonia all’Hotel de Ville.
L'impressione è comunque che gli uomini in biancazzurri abbiano fatto il bello e il cattivo tempo, senza rendere conto ai francesi, che in quel momento comunque li ospitavano, e con l'arroganza a cui evidentemente sono abituati in patria. Non è che ci tocca dare ragione a quei manifestanti (e preciso che non sarei stato dei loro) che ieri dicevano che, invece di esportare noi la democrazia in Cina con le Olimpiadi, abbiamo importato i loro metodi?
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